Aumento delle imposte su alcol, tabacco e bibite zuccherate nel 2026: nuove misure fiscali in arrivo

Aumento delle imposte su alcol, tabacco e bibite zuccherate nel 2026: nuove misure fiscali in arrivo

Lorenzo Fogli

Gennaio 16, 2026

Nei posti che frequentiamo ogni giorno – supermercati, bar – spesso ci accorgiamo poco del vero prezzo che paghiamo per alcolici e bevande zuccherate. Quel prezzo, però, non riflette quasi mai l’effetto negativo che questi prodotti hanno sulla salute pubblica. E il problema cresce: sempre più persone si ammalano di diabete, obesità o disturbi cardiovascolari, legati proprio a quei consumi. L’Organizzazione mondiale della sanità ha messo sul tavolo una proposta che vorrebbe alzare le tasse fino al 50% entro il 2035 su alcol, tabacco e bevande zuccherate. Che senso ha? Non solo frenare l’uso di prodotti potenzialmente dannosi, ma anche raccogliere soldi da investire nella prevenzione e nella cura. Se fatto con criterio, questo sistema fiscale può davvero aiutare a contenere gli effetti di cattive abitudini alimentari e stili di vita poco salutari. Una mossa necessaria, soprattutto per la nostra società moderna.

Il peso crescente di alcol, fumo e zuccheri sulla salute pubblica

Fino a qualche anno fa, forse non si dava abbastanza peso alle malattie non trasmissibili legate a un eccesso di alcol, tabacco e zuccheri. Ora è chiaro: sono una grossa fetta dei problemi di salute che toccano il mondo intero. Nei Paesi dove le tasse su questi prodotti sono basse o non davvero efficaci, la spesa per i sistemi sanitari cresce senza sosta. Un dato sotto gli occhi di tutti, ma ancora poco considerato, è il legame tra prezzi contenuti e aumento dei consumi. Chi paga poco – e spesso sono i giovani – inizia prima. Così perdono occasioni importanti per evitare guai in futuro.

Aumento delle imposte su alcol, tabacco e bibite zuccherate nel 2026: nuove misure fiscali in arrivo
Foglie di tabacco essiccate. Nuove imposte in arrivo nel 2026 potrebbero far aumentare il prezzo dei prodotti contenenti tabacco. – aziendaagricolaacerbigiovanna.it

Non pensate solo a bibite gassate o soda. La categoria delle bevande zuccherate include anche succhi di frutta, nettari, acque aromatizzate, energy drink, tè e caffè pronti, più prodotti a base di latte e i loro sostituti vegetali. Tutti, quasi sempre, pieni di zuccheri – e spesso nessuno li guarda davvero. E il legame con le malattie croniche, come il diabete, è forte e diretto. Una curiosità: il microbioma intestinale può modulare l’effetto degli zuccheri sul corpo, un dettaglio non da poco che apre la strada a nuove strategie preventive, basate su come davvero funziona il nostro organismo.

Più di 160 Paesi hanno adottato l’aumento delle tasse su alcol e tabacco, con risultati concreti. Dove si è fatto sul serio, si sono visti cali nei consumi e nuove risorse per programmi di tutela della salute. Ma una sola tassa non basta. Servono anche incentivi per ridurre gli zuccheri aggiunti, campagne di educazione alimentare e interventi mirati di prevenzione. Le persone nelle città stanno già avvertendo questi cambiamenti, lentamente modificando abitudini e scegliendo prodotti di qualità migliore.

Le resistenze e l’importanza di investire i proventi delle tasse

Imporre tasse maggiorate su alcol, tabacco e bevande zuccherate non è una passeggiata. Il giro d’affari di questi prodotti è enorme, e le industrie fanno pressione sui governi per frenare o bloccare ogni aumento. Problema serio: solo una piccola parte degli incassi torna al settore pubblico, mentre i costi sanitari e sociali – specie quelli a lungo termine – ricadono completamente su tutti noi.

Guardiamo i numeri: la tassazione media sugli alcolici rimane bassa, attorno al 14% per la birra e un po’ di più per altri alcolici. Le bevande zuccherate, invece, pagano poco – circa il 2% – e spesso non considerano prodotti come succhi di frutta 100%, tè o caffè pronti, né quelli a base di latte, ricchi di zuccheri nascosti. Così restano facili da comprare, specie quando la voglia di bibite rinfrescanti si fa sentire – d’estate, soprattutto – come chi frequenta supermercati e bar ben sa.

Dal lato delle politiche, aumentare le tasse deve andare ben oltre il semplice incasso. Ecco perché le risorse vanno reinvestite in programmi di prevenzione e servizi sanitari dedicati alle malattie legate a questi consumi, insieme a campagne che spingano a scelte più consapevoli a tavola. Nei centri urbani la gente spesso non coglie questo aspetto, rischiando di vedere la tassa solo come un costo in più, senza considerare il miglioramento possibile per la salute di tutti.

Infine, lo scontro con le industrie è anche culturale, non solo economico. Gli aumenti fiscali devono essere accompagnati da misure che favoriscano stili di vita più sani e regolamentazioni che riducano gli ingredienti nocivi nei prodotti, senza però limitare troppo la libertà di scelta del consumatore. Diverse nazioni europee, Italia compresa, stanno provando proprio questa strada integrata. L’obiettivo? Un progresso reale della salute pubblica e un accesso più giusto a un’alimentazione più sana.

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